Warm.

 

 

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Al mattino indosso le mutandine e faccio una foto per lui. Come un invito. Voglio che senta che il mio corpo è suo, che può farne cosa vuole. Questa mattina però non le metto. Voglio sentire che è tutto esposto per lui. E voglio che lui lo sappia, che immagini cosa c’è sotto il vestito quando mi vedrà. Che gli salga la voglia di toccare, di avvicinarsi, anche se non potrà. Sarà nello stesso mio posto, ma per lavoro, entrambi circondati da colleghi. È eccitante e nel contempo frustrante.
Arrivo prestissimo, lui non c’è ancora. Incontro un mio collega e iniziamo a seguire una riunione. Ho voglia di scendere da lui, ma sono bloccata da un discorso infinito. L’attesa mi fa salire la voglia. Me la godo. Alle 10.30 arriva il suo messaggio: “passiii?”. Mi piace che sia impaziente. Appena riesco a trascinare via il collega arriviamo da lui. Sorride, come sempre, con quel sorriso che inonda tutto. È con la sua collega. Li salutiamo. Gli do la mano e due baci sulle guance, come se ci conoscessimo appena, mentre vorrei baciare le sue labbra come facciamo di nascosto nel nostro mondo segreto dietro una porta sottile. Le guardo, morbide, ripenso a quando erano appoggiate tra le mie cosce aperte, sdraiata sul tavolo della mia cucina. Il mio collega parla ma non ascolto cosa dice. Parlo con la sua collega. È strano averlo lì e dover far finta di niente. Ci allontaniamo di nuovo. Mi scrive: “Rimaniii“. “Che voglia di te” “Anche io“. Torno un po’ alle riunioni. “Dove seiiii. Ti alzo la gonna”. Con una scusa torno di nuovo da lui. Lo guardo salutare le altre mie colleghe, gentile e sorridente. Sono un po’ gelosa. Gli passo davanti con un collega. Mi scrive di non dare troppa confidenza. Mi piace come scherziamo. Prendo un caffè davanti al suo ufficio. Gli giro le spalle. Mi scrive. Nella mia mente un’immagine. Lui si avvicina da dietro, appoggia le sue mani sui miei fianchi e la sua bocca sul mio collo scostando i miei capelli. Sento i suoi pantaloni che si gonfiano contro di me. La mia fica che si bagna. Raggiungiamo un bagno. Non c’è nessuno. Entriamo. Appoggia il mio viso al muro. Solleva la gonna. Mi trova pronta per lui. Con una mano abbasso la sua cerniera e sfilo il suo cazzo dai boxer. Scosto un po’ le cosce per farlo entrare, con una spinta decisa. Fuori c’è il mondo. Lui è dentro di me. Mi sbatte forte. Poi rallenta. Mi fa impazzire. Poi di nuovo forte. Sento la fica che si contrae attorno al suo cazzo. Mi riempie di lui. Abbasso la gonna, ci ricomponiamo e usciamo di nuovo in mezzo alla gente. Mi raggiunge il collega. Dobbiamo andare. Mi stringe la mano. “Alla prossima“. A domani…

Macro

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“Sbocciano…i fiori sbocciano e danno tutto quel che hanno in libertà, donano non si interessano di ricompense e tutto quello che verrà” L. C.

Come un fiore, in mezzo al prato. Ci sei passata di fianco diverse volte, distratta dai colori e dai rumori del resto del mondo. Lo avevi notato, ma non ti eri mai soffermata ad osservare da vicino la sua particolarità. Cosi’ lo hai avuto davanti più volte. Per mesi. Lo hai salutato, guardato ma non visto, ascoltato di fretta, non tantissime volte, ma abbastanza da sentire a un certo punto salire un sorriso difficile da reprimere. Un giorno di luglio inaspettatamente arriva un messaggio e scopri che se ti fermi un attimo ad ascoltare ed osservare puoi vedere molto di più in quel prato.

Un piccolo mondo segreto a cui ti dà l’accesso a piccoli passi, in punta di piedi. Bisogna imparare ad andare piano, per non schiacciare le coccinelle, a godersi le attese delle farfalle, la passeggiata insieme. A camminare leggeri.

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Il blog

“Bella questa foto.” “Davvero?” “Sì, mi piace. Ha una luce particolare”. Sabato 4 agosto, 8.36. Gli mando la foto della mia fica umida di voglia per lui. Mi fa questo effetto, anche a distanza. Pazzesco.

L’immagine potrebbe essere volgare, invece lui nota la luce. Sa vedere oltre le cose e farmi guardare da una prospettiva diversa. Un effetto psichedelico.

“Potresti aprire un sito e pubblicarla”. Mi piace scrivere, mi piacciono gli stimoli che lui mi dà e il suo entusiasmo. Così nasce questo spazio un po’ sospeso che non so ancora come riempiro’, come un luogo ancora da esplorare. Intanto mi godo il viaggio.